La Stagione Concertistica 2014-2015 al Teatro Rossini: una Stagione ricca di sorprese - Comune di Lugo

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La Stagione Concertistica 2014-2015 al Teatro Rossini: una Stagione ricca di sorprese

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Sei prestigiosi appuntamenti musicali siglano la nuova Stagione Concertistica 2014-2015 al Teatro Rossini di Lugo, in programma dal 27 novembre 2014 al 5 marzo 2015 e formata da quattro concerti sinfonici e due cameristici. In programma pagine celebri del grande repertorio (Beethoven, Mendelssohn, Grieg, Dvorak, Strauss) ma anche novità assolute e alcune chicche molto particolari. Fra gli interpreti molti debutti: dal francese Rémi Geniet all’ungherese Quartetto Kelemen , fresco vincitore del Concorso Internazionale “Paolo Borciani” di Reggio Emilia. Due concerti sono diretti da Francesco Lanzillotta , fresco di nomina di direttore principale della Filarmonica Arturo Toscanini .

 

La stagione si apre giovedì 27 novembre 2014 con il concerto diretto dal romano Francesco Lanzillotta , una delle più quotate bacchette del panorama internazionale, fresco di nomina del ruolo di “direttore principale” della Filarmonica Arturo Toscanini , avvenuta nel maggio scorso dopo una vacanza di almeno vent’anni di questo ruolo nella storia dell’orchestra con sede a Parma. Il nome di Francesco Lanzillotta, già allievo di Bruno Aprea e di George Pehlivanian, circolerà parecchio nei prossimi anni: il suo valore è andato affermandosi di recente sul podio di orchestre come la Nazionale della Rai di Torino, l’Orchestra Verdi di Milano, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, l’Orchestra Regionale Toscana e l’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli. L’incontro quasi fortuito con la Filarmonica Arturo Toscanini in sostituzione di Roberto Abbado, è stato un autentico colpo di fulmine fra orchestra e direttore. «Il connubio tra direttore e orchestra è importante e difficile, di amore e odio – ha detto in sede di presentazione della sua nomina Rosetta Cucchi, direttrice artistica della Fondazione Arturo Toscanini – Crescere insieme a qualcuno è una grande opportunità. Abbiamo scelto Lanzillotta per empatia: è giovane, sta facendo una bella e rapida carriera, è bravo e italiano. A lui non chiediamo solo di essere il direttore principale, a lui chiediamo di amare questa orchestra, di darle qualcosa in più». E Lanzillotta in risposta ha ribadito con fermezza il suo motto: «Il rispetto te lo conquisti, non lo imponi». Il concerto del 27 novembre sarà dunque il primo di una lunga serie col Maestro Lanzillotta, ed è quindi carico di grandi aspettative, a cominciare dal pezzo di apertura del programma, il Concerto per corno e orchestra di Richard Strauss, che avrà come solista l’eccellente primo corno della Toscanini, Ettore Contavalli. Uno dei concerti solistici più difficili per lo strumento, una pagina di virtuosismo e raffinatezza, che è appannaggio solo dei grandi esecutori.

Francesco Lanzillotta torna a Lugo sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini il 19 dicembre 2014, stavolta con uno dei programmi più curiosi di tutto l’anno. Si apre con la Sinfonia dal Barbiere di Siviglia di Rossini, opera che perlomeno a Lugo, patria del padre di Gioachino, non necessita di presentazione alcuna. Prosegue con un brano contemporaneo che è già un piccolo classico: cioè la Fantasia sull’Assenza di Paolo Marzocchi, compositore e pianista pesarese, già vincitore del Premio “Gioachino Rossini”, molto attivo come autore di colonne sonore per il cinema e di brani sinfonici che stanno entrando nel repertorio di molte compagini importanti. Questo brano per pianoforte, orchestra e armonica a bicchieri (alla tastiera siederà lo stesso Marzocchi), risale a cinque anni fa ma è stato più volte eseguito con successo, l’ultima al Maggio Musicale Fiorentino. È ispirato alla Lucia di Lammermoor , sia nel plot (l’assenza è quella di Edgar) che nel fatto che anche Donizetti concepì l’uso dell’armonica bicchieri nell’aria della pazzia. Alla sua prima esecuzione a Milano diretta da Michele Mariotti l’armonica a bicchieri fu suonata da Robert Tiso, a Lugo la suonerà un altro eccellente virtuoso del suono prodotto dallo sfioramento dei polpastrelli sui bordi dei bicchieri pieni d’acqua, cioè il russo Igor Sklyarov, il cui assoluto valore lo ha portato ad esibirsi con le più grandi orchestre del mondo e di recente con David Gilmour dei Pink Floyd.

Completa il programma l’Ouverture in do minore op. 62 dal Coriolano di Beethoven (eternata da una celebre pubblicità di un amaro molto amaro) e la Sinfonia in do di Igor Stravinsky, opera piuttosto complessa e difficile, del 1940 in cui il compositore torna apparentemente alla forma classica in omaggio al papà Haydn, ma lo fa masticando abbastanza amaramente parecchi stili moderni che vanno dal politonalismo al polidiatonismo, dall’armonia più dura allo sberleffo più salottiero.

 

La stagione prosegue il 27 gennaio con l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna e la presenza sul podio di Maurizio Zanini , direttore milanese certamente più noto ai più nei panni di pianista: allievo fra gli altri di Maurizio Pollini, nel 1986 Zanini vinse il Premio Dino Ciani e come pianista si è esibito nelle più importanti istituzioni italiane ed europee, conquistandosi la fama di virtuoso della tastiera ma anche di interprete irreprensibile e intellettuale. Non si contano i suoi concerti e le partecipazioni con le più grandi orchestre, sotto la direzione di direttori come Myun-Whun Chung, Vladimir Delman, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Gerard Korsten, Jerzy Semkov, Alexander Vedernikov e molti altri. Il 2000 l’anno della svolta: Zanini prese in mano la bacchetta e cominciò a dirigere, subito rivelando doti eccezionali, pari a quelle pianistiche. Oggi la sua carriera è divisa esattamente a metà, e forse il suo ricco curriculum si sta decisamente spostando sulla parte direttoriale: è difficile trovare qualche orchestra con cui Zanini non abbia collaborato come direttore e sono numerose ormai anche le sue sortite come direttore d’opera, fra le quali spicca un applauditissimo Barbiere di Siviglia rossiniano in tournée con i complessi del Teatro La Fenice di Venezia. Zanini tornerà a Lugo affrontando da par suo due notevoli capolavori: la prima Sinfonia in do maggiore op. 21 di Beethoven, composta nel 1799 dieci anni dopo i primi tentativi nel genere avviati con la giovanile “Sinfonia di Jena” (ritrovata dagli studiosi solo nel 1911) ed eseguita il 2 aprile 1800 a Vienna alla presenza di Franz Joseph Haydn. Dove l’omaggio al grande padre della Sinfonia è evidente, ma dove sono ancor più evidenti il carattere e la genialità guizzante di Ludwig van. Zanini darà poi saggio della propria maestria direttoriale nella ben più complessa Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 “Scozzese” di Felix Mendelssohn, scritta a partire dal 1829 dopo un viaggio in Scozia che colpì l’animo del compositore. La sinfonia, portata a termine solo 13 anni più tardi nel 1842 con dedica alla Regina Vittoria, è ricca di espliciti rimandi musicali alle leggende e alle ballate scozzesi.

È sicuramente un nome da appuntarsi quello del pianista francese protagonista del successivo concerto al Teatro Rossini, mercoledì 4 febbraio 2015: quello di Rémi Geniet , che a soli 22 anni è già considerato uno dei più grandi talenti pianistici del nostro tempo. Nato a Montpellier nel 1992, il giovane leone finalista del Concorso Regina Elisabetta di Bruxelles dove ha impressionato pubblico e critica, è stato l’ultimo allievo della compianta Brigitte Engerer al Conservatorio di Parigi. Rémi Geniet, molto segnato da questa perdita, ha voluto meditare sull’insegnamento ricevuto e farne tesoro. Come lui stesso afferma in una intervista a Diapason : “la sua morte mi ha sconvolto, io sono naturalmente metodico, scientifico nel mio approccio con la musica. Ella era ben di più nella fantasia e nella poesia. Mi ha lasciato molto”. Così Geniet dopo una full immersion nella scuola russa guidato da Rena Shereshevkaya, approda come logica conseguenza al Regina Elisabetta dove brilla come una vera rivelazione. Anche il suo anno di Erasmus ad Amburgo è un investimento per crescere e per ricevere i consigli di Evgeny Koroliov, presso il quale, condividendo l’amore per Bach, affronta le Variazioni Goldberg senza trascurare però “i grandi concerti che bisogna mettere sotto le dita” con un modello a lungo termine: Grigory Sokolov, che suona sempre il medesimo repertorio al fine di raggiungere la perfezione”. Questo è il giovane Rémi Geniet in arrivo al Teatro Rossini, dove il pubblico lo potrà apprezzare in un programma Bach-Chopin molto originale: del compositore tedesco Geniet offre la prima Suite Inglese in la maggiore BWV 806, il Capriccio sulla lontananza del fratello dilettissimo BWV 992 e la Toccata in sol minore BWV 911, del polacco le quattro Mazurche op. 17 e la Sonata n. 3 in si minore op. 58.

Programma classico ma esecutori nuovi e dallo stile moderno il giorno 19 febbraio col Quartetto Kelemen , vincitore assoluto dell’ultima edizione del Concorso “Paolo Borciani” di Reggio Emilia: fondato a Budapest nel 2009, in soli cinque anni ha già guadagnato la fama di uno tra i più emozionanti gruppi di musica da camera del momento, dopo gli studi di perfezionamento con András Schiff, Günter Pichler, Zoltán Kocsis, Miklós Perényi, Péter Komlos e Gábor Takács-Nagy. Il repertorio comprende opere di Haydn, Mozart, Mendelssohn, Brahms, Ciaikovskij, Bartók, Ligeti e Kurtág. Nella primavera del 2011 in occasione del primo tour americano, il Dallas News ha elogiato il Kelemen Quartet come “il più elettrizzante quartetto d’archi dell’ultimo periodo“, continuando “incline ad un modo estremamente chiaro ed interattivo di fare musica“. A Lugo, questo formidabile quartetto in cui spiccano visivamente al centro le sorelle gemelle Katalin e Dora Kokas (viola e violoncello) mentre siedono uno di fronte all’altro i violinisti Barnabás Kelemen e Gábor Homoki, interpreterà il Quartetto op. 76 n. 2 di Franz Joseph Haydn, il Quartetto op. 13 di Felix Mendelssohn e il formidabile Quartetto per archi n. 5 di Béla Bartòk, brano quest’ultimo con cui nel maggio scorso i quattro del Kelemen hanno sbalordito e conquistato la giuria del Concorso “Borciani” in cui sedeva la grande Martha Argerich.

 

Sesto e ultimo concerto in abbonamento quello di giovedì 5 marzo 2015 con la Filarmonica Arturo Toscanini diretta dall’israeliano Ascher Fisch con la partecipazione straordinaria del pianista Roberto Cappello . In programma la Peer Gynt Suite n. 1 op. 46, il Concerto in la minore per pianoforte e orchestra op. 16 di Edward Grieg e la celeberrima Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 “Dal nuovo mondo” di Antonin Dvořák. Classe 1958, già assistente di Daniel Barenboim, Ascher Fisch vanta un curriculum impressionante, sia nel teatro d’opera che nel repertorio sinfonico. Fisch è dotato di eccezionale capacità di sintesi, un po’ come il suo grande mentore Barenboim, col quale ha condiviso esperienze anche pianistiche: hanno di recente suonato assieme la versione per due pianoforti della Sagra della Primavera di Stravinsky. Classe 1951, originario di Campi Salentina (LE), formatosi alla scuola romana di Rodolfo Caporali al Conservatorio di Santa Cecilia, Roberto Cappello vinse a 25 anni il Concorso “F. Busoni” di Bolzano. Da allora la sua carriera si è proiettata in tutto il mondo disponendo di un repertorio prettamente virtuosistico, pieno di musiche di Liszt e Rachmaninov. Fra le sue più grandi imprese c’è infatti l’esecuzione integrale degli Studi Trascendentali di Liszt, realizzata decine di volte nei maggiori teatri europei. A Lugo Cappello ritorna dopo una trentina d’anni d’assenza con un grande cavallo di battaglia del suo repertorio: quel Concerto in la minore op. 16 di Edward Grieg, lo “Chopin del Nord”. Abbozzato nel 1868, Grieg lo sottopose al vaglio di Liszt, il quale oltre che apprezzarne la scrittura, diede molti suggerimenti sulla strumentazione. La sua prima esecuzione avvenne a Copenhagen il 5 aprile 1869: dopo ben 145 anni non ha perso niente della sua fresca vena melodica, dello slancio giovanile e dell’appassionato afflato romantico che lo contraddistinguono.

 

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