Consiglio Comunale sulla sanità, il punto su ospedale e medicina territoriale con Ausl Romagna - Comune di Lugo

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Consiglio Comunale sulla sanità, il punto su ospedale e medicina territoriale con Ausl Romagna

Mercoledì 28 ottobre si è tenuto, in modalità videoconferenza, il Consiglio comunale di Lugo interamente dedicato alla sanità. Nel corso della seduta si è parlato della situazione del presidio ospedaliero di Lugo e della medicina territoriale, alla presenza dei rappresentanti di Ausl Romagna. Alla seduta, oltre al sindaco di Lugo Davide Ranalli e i gruppi consiliari, hanno infatti partecipato il direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori, il direttore sanitario Mattia Altini, il direttore del Distretto sanitario di Lugo Maurizio Piolanti, il direttore del presidio ospedaliero di Lugo Davide Tellarini, il presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria (Ctss) della Romagna Michele de Pascale e il sindaco con delega alle Politiche socio-sanitarie dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna Luca Piovaccari.

 

Dopo l’apertura della presidente del Consiglio Marta Garuffi, sono intervenuti il sindaco Davide Ranalli e Michele de Pascale. Il presidente del Ctss ha esordito ringraziando l’attuale direzione per l’approccio di condivisione che ha subito messo in campo, “cosa che noi amministratori locali chiedevamo da tempo”. Partendo poi da un quadro nazionale ha evidenziato come finalmente il governo stia stanziando risorse per la sanità, “già da prima del covid con un incremento del fondo di circa 2 miliardi, dopo che per anni era stato tagliato o mantenuto invariato. Si sta continuando e si deve continuare sulla stessa strada: la sanità deve essere considerata come il primo settore sul quale investire, indipendentemente dal quadro economico, anche a livello centrale”. Stringendo sulla realtà più locale, de Pascale ha sottolineato come l’ospedale di Lugo debba essere messo nelle condizioni di dare il massimo di risposte possibili di prossimità e di qualità ai cittadini di riferimento. “Un ospedale come questo deve garantire una presa in carico di livello financo superiore a quella degli ospedali di riferimento provinciale, all’insegna dell'umanizzazione e dello spirito di comunità, oltre che della professionalità. Qui deve avvenire la presa in carico del paziente che poi viene spostato negli ospedali a maggior complessità quando necessità di interventi e prestazioni che non possono essere erogati più localmente, se non mettendone a rischio la sicurezza”. Quindi passaggio del presidente del Ctss sui servizi territoriali: che devono erogare prestazioni in grado di rispondere adeguatamente ad un mix di priorità, attraverso strumenti diversificati: “Sono molto importanti le case della salute, che vanno integrate anche con servizi legati alla presa in carico sociale, e che non devono contribuire a depauperare le frazioni. A Case della salute ‘di quartiere’ potrebbero essere affiancati ‘ambulatori di frazione’ in modo da garantire l’equità di accesso a tutti i cittadini”. Infine, il tema della scarsità dei medici: “Una battaglia quotidiana, che dobbiamo combattere insieme, ognuno per la sua parte, perché le strutture sono importanti, ma ancor più lo sono i professionisti che vi operano”.

 

A delineare il punto della situazione per l’Ausl Romagna, il direttore generale dottor Tiziano Carradori, il quale ha ribadito quanto già evidenziato anche in altri incontri istituzionali, e cioè l’impegno dell’attuale Direzione a valorizzare l’ospedale di Lugo come importante tassello della rete ospedaliera dell’Ausl Romagna. “Così come altre strutture analoghe, il presidio ospedaliero di Lugo risponde al 90 per cento delle esigenze di salute del bacino territoriale di riferimento, mentre il restante 10 per cento è costituito da prestazioni per le quali è appropriata la centralizzazione dei pazienti in strutture di livello superiore. L’’Umberto I’ rappresenta un elemento di governo dell’offerta di salute distrettuale e tale continuerà ad essere”. E “non è previsto che torni ad essere ospedale Covid”, evitando di ripetere il trasferimento di specialità, mentre al contrario “torneranno” quelle che temporaneamente erano state spostate per far fronte all’emergenza.

 

Sul fronte degli incarichi, il dottor Carradori ha spiegato che “al momento del nostro insediamento, il primo luglio, abbiamo trovato 55 primariati vacanti: stiamo lavorando per coprirli poiché vogliamo superare tutte le situazioni di interim e facenti funzioni. È chiaro che ci vorrà del tempo. Questo riguarda ovviamente anche l’ospedale di Lugo per quanto riguarda sia la direzione medica che i primariati”. Sul fronte investimenti il direttore ha informato che “ho fatto richiesta di autorizzazione in Regione per un mutuo da 45 milioni di euro per investimenti; ci aspettiamo che ce ne autorizzino 27. Da queste risorse da quelle derivanti da fondi europei e nazionali, andremo avanti sull’infrastrutturazione in tutti i territori”. Quindi il punto sulle progettazioni ospedaliere: già operativo il Laboratorio a risposta rapida mentre il pronto soccorso è stato attrezzato con una nuova diagnostica radiologica; terminato entro l’anno il Padiglione D (circa 5 milioni di euro) con nuova Dialisi, Otorino, Oculistica, endoscopia digestiva. Sono inoltre previsti interventi di ampliamento e riorganizzazione del Pronto soccorso, per la conversione di 4 posti letto in terapia semintensiva e l’implementazione di ulteriori 4 posti di terapia intensiva portando la dotazione totale a 10, cui seguirà la completa ristrutturazione del reparto. Sono inoltre in fase di progettazione opere per la riorganizzazione e ristrutturazione di alcune sedi di servizi territoriali quali la neuropsichiatria infantile, il consultorio e il centro di salute mentale, oltre alla seconda Casa della Salute.

 

Quindi il capitolo personale: “Abbiamo assunto circa 400 infermieri, e per tutti i contratti stipulati per il covid, che sarebbero scaduti a fine anno, ho previsto la proroga per 36 mesi. Inoltre sono stati assunti 116 tracciatori (gli ultimi 30 stanno entrando il servizio) con un aumento del 65 per cento rispetto a quelli che erano presenti: è anche grazie a questo che riusciamo ad effettuare i tamponi in 48 ore nel 90 per cento dei casi, individuando alte percentuali di positivi asintomatici”. Naturalmente la governante dell’Ausl non ha nascosto i problemi presenti: “Stiamo recuperando le prestazioni perdute durante il lockdown: siamo a buon punto ma si deve tener conto che i tempi delle prestazioni sono raddoppiati a seguito nelle necessarie procedure per prevenire i contagi da covid. Anche dai privati abbiamo difficoltà a trovare prestazioni”.

Tutto questo anche a seguito della scarsità di medici sul mercato del lavoro: “Abbiamo le risorse per assumerli me non li troviamo – ha ripetuto Carradori -. Questo vale anche per i medici di famiglia. Nel Lughese ci sono quattro zone carenti, che attualmente stiamo comprendo con professionisti temporanei. Stiamo lavorando ad una progettazione per inserire medici laureati, ma non ancora specializzati, e che quindi non possono svolgere l’attività di medici di famiglia, nel servizio di continuità assistenziale in modo da sostenere comunque la medicina territoriale, che sempre di più dovrà diventare il fulcro della presa in carico dei pazienti”.

È emersa dunque una sostanziale comunanza di vedute rispetto all’ospedale di Lugo: i vari temi citati nell’ordine del giorno, e su cui vi era già stato un proficuo confronto, hanno trovato risposta anche in sede consigliare.

 

Nel corso della seduta il consiglio comunale di Lugo ha inoltre approvato il documento della giunta “Il sistema socio e sanitario a Lugo all’epoca del Covid”, che contiene le richieste dell’Amministrazione comunale per il futuro dell’ospedale di Lugo. Il documento è stato approvato con 17 voti favorevoli, 5 astenuti e nessun voto contrario.

 

Soddisfatto dell’approvazione il sindaco di Lugo, Davide Ranalli. “Questo documento – dichiara il primo cittadino - sottolinea l’esigenza di ricollocare la nostra struttura ospedaliera al centro dei processi organizzativi dell’Ausl della Romagna. Siamo soddisfatti dell’approvazione avvenuta nel corso del Consiglio comunale, avvenuta con un consenso più alto delle sole forze di maggioranza e senza ricevere voti contrari. A questo, si aggiunge la soddisfazione per aver ricevuto da parte del dottor Carradori alcune importanti risposte e rassicurazioni sull’autonomia che l’ospedale di Lugo tornerà ad avere con la nomina di un direttore sanitario specifico e di primari nelle unità operative. Abbiamo inoltre avuto importanti rassicurazioni da parte di Michele de Pascale. Siamo insomma molto soddisfatti, ma la soddisfazione sarà totale quando vedremo determinarsi concretamente gli impegni assunti in Consiglio. Noi continueremo a vigilare, come sempre”.

 

Tra i punti del documento, la giunta richiede “di procedere alla nomina di un Direttore Sanitario dedicato all’ospedale di Lugo”, una scelta che l’Amministrazione comunale ritiene necessaria anche per potere fornire agli amministratori un interlocutore col quale confrontarsi sulle questioni che attengono all’ospedale. “Non secondaria - si legge ancora nel documento - poi sarà l’individuazione e la nomina dei primari delle unità operative. Sul piano delle risorse legate agli investimenti, occorre chiarire con quali tempi verranno realizzati gli interventi di ristrutturazione della terapia intensiva”.

L’attenzione della giunta è puntata anche sulla ripresa “quanto prima” delle “attività chirurgiche, diagnostiche e di gestione delle patologie, a cominciare da quelle polmonari con la ricostituzione della equipe pneumologia presente nel nostro ospedale e trasferita, poi, a Ravenna. Ultimo ma non per importanza, il punto nascita. Ci preme evidenziare l’esigenza di ripristinare quanto prima il punto nascita del nostro ospedale”. Spazio nel documento anche alla necessità di valorizzare la medicina territoriale , con l’importanza strategica delle Case della Salute: “le esperienze delle Case della Salute nate in alcuni territori limitrofi hanno, tuttora, la prevalente funzione di assistere i pazienti con patologie croniche. Occorre rilanciare questo progetto attraverso una ridefinizione delle funzioni e una riorganizzazione delle strutture, con l’inserimento della figura degli infermieri di comunità e, soprattutto, la dotazione di tecnologie per la diagnostica di primissimo livello”. Si è inoltre parlato della mancanza di medici di medicina generale e sulla necessità di un maggior reclutamento, a fronte dei recenti pensionamenti.

 

 

 

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