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IL
CINEMA IN BIBLIOTECA Sante
Medri
«Il cinema rappresenta la biblioteca cogliendone l'immagine sotto i più luogo
dell’informazione, come luogo del
mistero e della paura, come supporto alla
scienza, come momento di allegra compagnia». Dario
D’Alessandro Il
cinema è stato considerato fin dagli esordi come un’arte nuova che
poteva introdurre elementi rilevanti nel panorama della cultura, ancora
prima di assistere allo sviluppo della tecnica cinematografica e di
misurarsi con l’analisi del linguaggio filmico. Il
carattere di «macchina delle meraviglie»(1) che ha
favorito la nascita del mito, legato alle prime esperienze pionieristiche,
non ha impedito di cogliere le enormi potenzialità, formulando sul nuovo
mezzo la felice definizione di «scrittura del movimento».(2) Se
da una parte il cinema era visto come un formidabile strumento di
riproduzione della realtà, dall’altra si intuiva già la possibilità
di dare libero sfogo all’invenzione e alla fantasia, facendo leva
sull’aspetto della creatività e dell’immaginazione. Non
a caso alcuni studiosi hanno fatto notare la diversa considerazione
riservata al nuovo mezzo dai fratelli Lumière e da Georges Méliès: i
primi, convinti che il ruolo principale fosse quello di «registrare la
realtà»,(3) scorgevano in questo «un’operazione
di valore scientifico e documentario, da compiere con la consapevolezza
“positivistica”,(4) per il secondo il cinema consisteva
piuttosto in un «favoloso giocattolo creato per divertire il pubblico
che frequenta i luna – park, i circhi, le sale da ballo della periferia,
i teatrini di varietà».(5) Più
tardi, nel 1939, André
Malraux in
un saggio recentemente
tradotto in Italia, coglieva un aspetto saliente del nuovo mezzo: «Il
cinema può raccontare una storia - notava lo scrittore francese -
e in questo sta la sua forza»,(6) individuando nello
strumento del dialogo una delle possibili analogie con il genere del
romanzo. Una
considerazione analoga viene espressa oggi dallo studioso americano James
Monaco che dimostra di condividere il giudizio di Malraux: «Il
potenziale narrativo del cinema è così forte che esso non ha sviluppato
il suo legame più stretto con la pittura né con il dramma teatrale, ma
con il romanzo».(7) L’intuizione
di Malraux si spingeva oltre, constatando che il potere di dialogare con
le masse ne avrebbe sicuramente consolidato il successo, favorendo il
passaggio dalla produzione artigianale a quella industriale, come di fatto
è avvenuto. Tuttavia,
come è stato più volte rilevato, alla straordinaria fortuna ed efficacia
del mezzo cinematografico, che ha influenzato la nostra percezione della
realtà, non ha fatto seguito una eguale capacità di “leggere” e
interpretare le immagini che nel corso degli anni ci sono state proposte
con una progressione crescente. Proprio
partendo da questa esigenza di alfabetizzazione audiovisiva si ritiene
utile fornire strumenti di analisi e spunti di riflessione che permettano
di decifrare il mondo della multimedialità che sempre di più condiziona
la nostra vita quotidiana. Inoltre,
il rapporto tra
il cinema e le biblioteche è stato oggetto di una recente indagine da
parte del bibliotecario Dario D’Alessandro che
ha presentato un repertorio con «quattrocentosessantacinque
film censiti e schedati»(8), analizzando in un saggio
ampiamente documentato, denso di riferimenti e di rilievi, la molteplicità
di casi nei quali biblioteche e bibliotecari svolgono un ruolo sul grande
schermo. «Il
cinema - scrive D’Alessandro - rappresenta la biblioteca
cogliendone l’immagine sotto i più disparati
angoli di visuale: come luogo dell’informazione, come luogo del
mistero e della paura, come supporto alla scienza, come momento di allegra
compagnia»(9). Alle
valenze e alle prerogative di comunicazione e di espressione del mezzo
cinematografico si accompagna, dunque, un’ulteriore opportunità di
definizione e di descrizione di specifiche «scene di carattere
biblioteconomico»(10), che portano, quindi, un singolare
contributo al dibattito sulla professione. *
* * L’interesse
per il cinema non ha mancato di suscitare a Lugo nel corso degli
anni adesioni ed entusiasmi, iniziative e progetti, che hanno
coinvolto associazioni o singoli appassionati nell’alone magico che
spesso ha accompagnato lo sviluppo dell’arte cinematografica. Nei
primi decenni del Novecento l’apertura del cinema Venturini
riscuoteva un immediato successo di pubblico e il locale veniva
utilizzato per scopi didattici anche dall’Università Popolare che
promuoveva già a metà degli anni Venti cicli di proiezioni inserite
nella propria attività didattica. Un
primo riferimento all’utilizzo didattico del cinema per le nuove
generazioni compariva su «La Vedetta» del 7 ottobre 1923 che
prevedeva «Spettacoli Cinematografici, intesi con criteri
educativi, specie per i bimbi i quali potranno trovare sano alimento alle
loro giovanili tendenze»(11). Nell’illustrare
il programma dell’anno scolastico 1924 - 25, l’Università popolare di
Lugo annunciava su «La Vedetta» del 2 novembre 1924: «daremo
maggiore incremento al “Cinematografo educativo” che fu creato appunto
per ricondurre al gusto del vero e del reale l’anima del popolo troppo
alimentata di romanticherie e di assurdità. Da quattro films proiettati
nello scorso anno porteremo il numero almeno a dieci»(12). All’inaugurazione
del successivo Anno didattico 1925 - 26, un trafiletto apparso su il «Bollettino»,
organo ufficiale dell’associazione, dimostrava la notevole
considerazione attribuita alla nuova arte: «L’anno
scorso facemmo un accordo col proprietario del Cinema Venturini, ma
quest’anno abbiamo deciso di acquistare un apparecchio per nostro conto.
Una volta deliberata la spesa non abbiamo lesinato sul tipo, sicchè
abbiamo deciso di prendere una magnifica macchina che vedrete e
apprezzerete quanto prima. Con
l’apparecchio cinematografico la nostra istituzione dispone ormai di
tutti i mezzi più moderni sicchè non esistono più seri ostacoli allo
svolgimento della nostra attività»(13). Nel
periodo tra le due guerre, poi, il pittore lughese Esodo Pratelli,
trasferitosi a Roma, svolse un importante ruolo come regista di
documentari e film di carattere storico - artistico. Anche
il Teatro Rossini nel secondo dopoguerra
visse per
un decennio un’intensa esperienza di proiezioni cinematografiche
prima di chiudere i battenti in attesa della ristrutturazione e del
restauro. Nel
settembre - ottobre 1950
un attivo “Circolo lughese del cinema” organizzava un “Festival del
cinema sonoro italiano” presso il “Cinema Teatro Rossini”,
includendo nel ciclo di proiezioni programmate “Roma città aperta” e
“Ladri di biciclette”. In
un opuscolo, pubblicato per l’occasione, si tracciava un rapido profilo
del cinema italiano, richiamandosi a due maestri come Mario Camerini ed
Alessandro Blasetti per tessere, poi, l’elogio del “neorealismo”. «Gli
esordi di Camerini e di Blasetti - annotava l’articolista -
furono anch’essi sotto i segni del realismo: ed è sintomatico il fatto
che, da allora ad oggi, ogni qualvolta i nostri registi hanno riscoperto
questa vena più autentica della nostra tradizione, hanno anche ritrovato
ciascuno nei limiti della propria personalità, le loro più compiute e
genuine possibilità
d’espressione»(14). Così
pure il cortile adiacente a Palazzo Trisi nello stesso periodo era stato
trasformato in un’arena estiva molto apprezzata dai cittadini lughesi. Non
si possono dimenticare, inoltre, i momenti e le occasioni nei quali
Lugo ospitò registi e attori, impegnati ad
ambientare nel contesto cittadino i loro film. Tali
esperienze, rivisitate attraverso i commenti della stampa locale, svelano
a tratti l’effetto dirompente e il carattere di provocazione che
svolsero nell’immediato, sollevando accesi dibattiti e delineando
posizioni diverse e contrapposte nell’opinione pubblica. «I
nostri interventi sul film che si sta girando a Lugo sono tuttora oggetto
dei più disparati commenti»(15), scriveva l’articolista
de “Il Messaggero”, riferendosi alla polemica scoppiata sulle
valutazioni date dopo l’inizio delle riprese de “La riffa”, uno
degli episodi inseriti nel film “Boccaccio 70”. L’anonimo
articolista, dimostrandosi preoccupato, nel caso del film in questione,
per le conseguenze negative che avrebbero potuto «recare offesa alla
morale, al costume, e alla dignità», rilevava, tuttavia, che «I
lughesi, uomini e donne, vecchi e bambini, si sono dati tutti al cinema
con schietto entusiasmo.
Le domande per il semplice ruolo di comparsa, molte accompagnate
addirittura da raccomandazioni, superano di molto la richiesta. Sono tutti
bravi, disciplinati e zelanti. Abbiamo notato, fra i molti, alcuni
milionari che avrebbero potuto lasciare il posto a gente cui avrebbero
fatto molto comodo le 1000 o 2000 lire giornaliere.
Ma evidentemente, l’interesse
di queste persone è soltanto…sportivo! (16)
Tuttavia,
la pungente ironia lasciava trasparire la forte attrazione che la
produzione cinematografica esercitava su ogni ceto sociale, coinvolgendo
i lughesi in una sorta di autorappresentazione. Numerosi
sono gli aneddoti che colpirono la fantasia e l’immaginario popolare
riguardanti le attività di ripresa, non solo de “La riffa”, ma anche
di altri film, come “Il Presidente del Borgorosso Football Club” e
“L’Agnese va a morire” che, comunque, ebbero un impatto sociale
sulla vita quotidiana della città. La
Biblioteca Trisi conserva sul cinema una documentazione preziosa,
sedimentatasi nel corso degli anni nelle sue raccolte e fatta riemergere,
seppure parzialmente, in occasione di questa esposizione di materiali, non
solo bibliografici, ma anche su altri supporti, come i CD - ROM, i VHS e i
DVD. L’idea
che il linguaggio filmico possa offrire alla scuola un valido supporto
alla didattica e all’apprendimento di diverse materie è radicata nelle
strategie di insegnamento attivate da docenti e studiosi ormai da tempo. La
creazione di una Mediateca distrettuale a Palazzo Trisi con personale
messo a disposizione dal Distretto scolastico e con attrezzature fornite
dall’Amministrazione comunale ha permesso fin dagli anni Ottanta di
costituire una dotazione audiovisiva presso la Biblioteca e fornire un
servizio alle scuole del comprensorio lughese. Risale
a quel periodo l’inizio dell’acquisizione di film da parte della
Mediateca, che ha continuato nel corso degli anni ad aumentare il proprio
patrimonio di audiovisivi, integrandosi progressivamente nei servizi della
Biblioteca Trisi. Inoltre,
l’Università per Adulti di Lugo da diversi anni svolge corsi su
“Cinema e società” e “Comunicazione di massa”, fornendo ai propri
iscritti strumenti aggiornati di interpretazione e di decodificazione del
linguaggio cinematografico. Si
ritiene, quindi, che l’utilizzo del «testo filmico, proprio per la
sua appartenenza ad un linguaggio polisemantico basato su più forme
espressive quali le immagini, i suoni e la parola»(17)
possa corrispondere alle esigenze e ai bisogni di ragazzi e adulti
contribuendo «ad apprendere meglio, con più motivazioni e quindi con
migliori risultati, attraverso le immagini, indirizzandoli nella direzione
della scelta consapevole, della abitudine quotidiana, della lettura
critica»(18). Note (1)
Fernaldo Di Giammatteo, Introduzione al cinema con dizionario
delle tecniche, dei generi e del linguaggio. Milano, Bruno Mondadori,
2002, p.7. (2)
Ivi,
p.7. (3)
Ivi,
p.24. (4)
Ivi,
p.24. (5)
Ivi, p.24. (6)
André
Malraux, Sul cinema. Appunti per una psicologia. Milano, Edizioni
Medusa, 2002, p.37. (7)
James
Monaco, Leggere un film. Cinema, media multimedia. Bologna,
Zanichelli, 2002, p.25. (8)
Dario
D’Alessandro, Silenzio in sala! La Biblioteca nel cinema. Presentazione
di Morando Morandini. Roma, Associazione italiana biblioteche, 2001, p.14. (9)
Ivi,
p.59. (10)
Ivi,
p.12. (11)
Cronaca.
Università popolare - Lugo, «La
Vedetta», 7 ottobre 1923, p.3. (12)
Cronaca.
Università popolare di Lugo, «La
Vedetta», 2 novembre 1924, p.3. (13)
Anno
didattico 1925 – 26. Programma del nuovo anno, «Bollettino
mensile dell’Università Popolare di Lugo», settembre - ottobre
1925, p.13. (14)
Circolo
Lughese del Cinema. Festival del Cinema sonoro italiano. Cinema
Teatro Rossini, 27-28 settembre , 3-4 ottobre 1950, p.1. (15)
Lugo
e il cinema, «Il
Messaggero», 23 settembre 1961, p.2. (16)
Ivi,
p.2. (17)
Margherita
Porcelli - Lino Ferracin, Apriamo il film a pagina…Firenze, La
nuova Italia, 2000, p.IX. (18)
Ivi,
p.X. |
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